Scarabocchio e disegno: il piacere e l'importanza di lasciare traccia




“Non fa che scarabocchiare ovunque!”: me lo dicono spesso genitori ed educatori, riferendosi a bambini occupati a scarabocchiare con grande impegno su fogli di carta, cartone, e qualche volta sui muri! Lo scarabocchio è la prima forma di comunicazione “scritta” del bambino: non è un atto banale o privo di significato. In ogni scarabocchio c’è la volontà del bambino di esprimere un’idea, un’emozione e un pensiero; di sperimentare il gesto e il segno grafico .. in poche parole: di lasciare traccia. Quegli scarabocchi, apparentemente informi e confusi, racchiudono un linguaggio prezioso che il bambino inizia ad esplorare: un linguaggio grafico fatto di segno, tratto, gesto che, pian piano, andrà evolvendosi dando vita al disegno. Disegnare è un’attività complessa che mette in gioco nel bambino molte competenze e abilità: percezione e comprensione delle forme, coordinazione oculo-manuale,  espressione di idee e concetti. Negli studi sullo sviluppo del disegno infantile possiamo rintracciare due opposte correnti di pensiero: da una parte la prospettiva universale sostiene che i bambini di tutte le culture progrediscono nel disegno attraversando stesse fasi grafiche; dall’altra la prospettiva contestuale considera lo sviluppo del disegno influenzato dal contesto culturale di appartenenza. Una cosa è certa: lo scarabocchio è un linguaggio universale che accomuna i bambini di tutto il mondo e che crea un sottile legame spazio-temporale che ci riporta indietro nel tempo: anche l’uomo primitivo ha lasciato segni grafici sulle caverne a testimonianza di questa innata necessità che riguarda ogni individuo. La necessità, il piacere di lasciare traccia. Lo scarabocchio è l’origine della scrittura, questa fase occupa il primo periodo di esperienze grafiche. Verso i tre anni il bambino inizia ad elaborare spontaneamente un nuovo modo di disegnare, nascono le prime forme e figure, alle quali spesso associa verbalizzazioni e commenti. Dallo scarabocchio il bambino inizia ad esplorare il disegno. Le forme permettono al bambino di conoscere e sperimentare lo spazio, le direzioni, il basso e l’alto, il davanti e dietro.  Il bambino inizia a disegnare le figure umane, le case, gli alberi, le figure meccaniche (macchine, navi, ecc) e gli animali. Il disegno coincide spesso con la narrazione del disegno stesso: è interessante che il bambino racconti l’esperienza grafica, quasi “spiegandola ad alta voce”, come se i due codici espressivi (linguaggio verbale e linguaggio grafico) fossero un’unica realtà. Il bambino traccia una forma, disegna una figura, e quasi sempre la verbalizza ad alta voce, non solo all’adulto che partecipa all’esperienza creativa, ma in primo luogo a sé stesso: “Ecco la casetta... qui dentro ci sono io. Ecco. Io. E Martina. (la sorella più piccola)” (Ivan, 4 anni)   “ Questa è la balena grande. Fuori nuotano i pesciolini più piccoli” (Emma, 3 anni e 4 mesi).  
Quando un bambino disegna, sono diversi gli elementi che possiamo osservare: l’occupazione dello spazio, l’impugnatura, la pressione, il tratto ...ogni elemento ci racconta qualcosa del bambino e ci permette di conoscerlo meglio. Un gesto marcato ci comunica ad esempio una carica vitale e una certa sicurezza, un gesto leggero indica una personalità sensibile.
Rhoda Kellogg è, per ogni appassionato e studioso del tema, un punto di riferimento importante. Ha classificato circa un milione di disegni di bambini, di età compresa tra i 2 e gli 8 anni,  distinguendo scarabocchi, diagrammi (forme geometriche regolari e non), associazioni (unione di più diagrammi), mandala.
Il disegno è gioco e apprendimento, esperienza e narrazione. L’istinto di disegnare è innato e scaturisce in modo spontaneo in ogni bambino, come l’istinto di muoversi e danzare, di parlare e raccontare, di giocare. Sono forme espressive ancestrali e universali che ci accompagnano da sempre e ci permettono di sviluppare le capacità comunicative, relazionali e cognitive. Non stupiamoci quindi davanti ad un bambino pronto a scarabocchiare ovunque! Non banalizziamo la sua esperienza grafica, frutto di ricerca e di sperimentazione. Guidiamo invece il bambino verso la scoperta del segno e del disegno, delle forme e dei colori. Senza dire “come e cosa fare”, semplicemente osservando, incoraggiando e offrendo strumenti. Prepariamo un terreno fertile, il resto lo faranno i bambini.

Un testo per approfondire l’argomento: Scarabocchi, E. Crotti (Red edizioni)

Percorsi Teatro in Gioco® incentrati sulle attività grafiche: Ti fiabo e ti disegno. Laboratorio di fiabe e disegni per bambini dai 3 ai 6 anni, ideato da Helga Dentale.